Concerto di Pasqua a S. Domenico

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(a cura di Enrico Fiore, basso) Ancora un grande successo del coro Jacopo da Bologna, diretto dal maestro Antonio Ammaccapane, con l’esecuzione di numerosi brani musicali per coro e per voce solista, di compositori che hanno operato dal XIII secolo fino a un recentissimo passato.

La maestosa basilica di San Domenico ha accolto il coro con la presenza di un solo strumento, il pianoforte a coda con cui il maestro Roberto Bonato ha accompagnato i canti con la consueta maestria.

Peccato che il pubblico pur numeroso non abbia esaurito tutti i posti disponibili, perdendo un occasione per ascoltare musica in cui il filo conduttore era appositamente costruito, nel periodo prepasquale, facendo riferimento alla passione di Nostro Signore Gesù Cristo, dall’inizio della passione alla crocefissione, morte e resurrezione. Il concerto infatti è iniziato con il componimento De la crudel morte del Cristo, brano breve ma intensissimo, teso dall’inizio alla fine con un ripetitivo motivo in tonalità minore a sottolineare lo sgomento di fronte alla più drammatica descrizione della storia della esecuzione capitale di un uomo, dell’uomo Dio Gesù.

Già questo primo canto ha aperto i cuori degli spettatori e nostro di coristi alla particolare tensione dell’anima che sarà fondamentale, per la sempre piu precisa e coinvolgente esecuzione dei brani successivi, emozione che si trasmette reciprocamente con gli ascoltatori e con il maestro direttore, fenomeno fondamentale questo per il successo di uno spettacolo musicale e corale, già sperimentato in precedenti audizioni indimenticabili, in particolare quelle del Requiem di Mozart. I brani si sono via via succeduti passando dal Tenebrae factae sunt di Spatarius al mottetto mozartiano O bone Jesu, all’Agnus dei di Verdi, per culminare in un bellissimo finale caratterizzato dalla successione in un perfetto crescendo a partire dal Mosè di Rossini con il brano Dal tuo stellato soglio (poi ripetuto alla fine come bis) alla rossiniana Petite messe solennelle Cum Sancto Spiritu all’Inflammatus ed infine al Regina Coeli letare dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni. Una scelta veramente centrata in cui al motivo iniziale della morte del Cristo, una morte quasi senza speranza con quel buio delle Tenebrae, che non sono il buio accogliente che desideriamo per un sonno ristoratore, ma che rappresentano il buio delle coscienze, il buio in cui viene a mancare ogni riferimento, ogni valore, in cui l’occhio della coscienza non sa distinguere più nulla, in cui non vi è più il metro per distinguere il bene e il male, il vero dal falso, il buio che vi è quando si fa morire in noi la presenza del Signore. Poi attraverso i tanti brani intermedi, ecco che a quel buio si sostituisce di nuovo via via la luce, il chiarore, la luce splendente del Cristo Risorto, la speranza nella gioia immensa della vera vita a cui tutti noi credenti siamo destinati, la gloria immensa che prende il posto di quella morte così dolorosa sulla croce. Quei brani, ad uno sguardo superficiale messi così a caso, hanno invece seguito una razionale successione cui va dato merito, perchè i brani non avrebbero potuto essere meglio concatenati tra loro per quello che volevano appunto significare, la morte e la resurrezione del Signore e la Sua Gloria. In questo discorso sacro e musicale espresso dai vari compositori attraverso i secoli, siamo stati di nuovo tutti coinvolti e l’emozione alla fine del concerto con il Regina Coeli, con quel suo ripetuto inneggiamo al Signore Risorto, ha permesso con il trionfo della resurrezzione, lo sbloccarsi della tensione accumulata nel brani precedenti; mi hanno riferito che alcuni spettatori si sono commossi fino alle lacrime! Era già successo ancora che questa musiche cosi belle dal contenuto cosi ricco di sentimenti abbiano commosso noi e gli spettatori e, certamente, come giustamente il M. Antonio Ammaccapane ha detto, il primo applauso è di gran lunga dovuto a chi ha scritto questa musica, ma la musica scritta è solo un pezzo di carta con dei segni particolari; per renderne la bellezza ci vuole una esecuzione, che se anche non è tecnicamente perfetta, deve essere eseguita con grande partecipazione emozionale, è quella che ne trasmette la bellezza dell’armonia allo spettatore, coinvolgendolo nella stessa emozione di chi la esegue.La musica è la forma artistica che più facilmente va diritta al cuore, come diceva una canzone di un altro grande poeta compositore Paolo Conte “Viva la musica che va, fin dentro all’anima che va” la musica -emozione fa vibrare i nostri sentimenti ,ci eleva ci porta in alto.

Quando al termine della prova alle 20,30 il maestro ci ha lasciato trenta minuti di libertà prima di iniziare il concerto sono uscito fuori nel chiostro buio e silenzioso per rifocillarmi con un panino; ho sentito un dolce venticello carezzarmi il viso, ho guardato in alto e il cielo era terso come raramente capita a Bologna e si vedevano tante stelle; una corista nel buio si è avvicinata e mi ha detto: vedi quelle stelle a fianco della cupola sono la costella zione di Orione, ho continuato a guardare il cielo e all’improvviso mi sono risuonate nella mente le note del Dal tuo stellato Soglio… che avevamo da poco provato e quel silenzio del chiostro ,quel venticello tiepido mi hanno trascinato in alto, non ero piu nel centro di una citta del 2012 ma in un mondo senza tempo e senza luogo e sentivo nel cuore una immensa gioia… Potere della musica,  ricordiamolo care amiche ed amici del coro, la musica eleva l’anima e questa elevazione fa bene all’anima, ma poiché psiche anima e corpo sono interdipendenti, la musica è salute anche per i mali corporali, parola di medico. Non posso non ricordare, per concludere queste mie impressioni, che se noi siamo diventati un coro che sa trascinare ed emozionare il pubblico che ci ascolta, lo dobbiamo in massima parte ad Antonio Ammaccapane, che se non credesse a fondo in quello che fa per il coro, se non lo sorreggesse una volontà suprema di riuscire (a lui ben si addice l’espressione di Vittorio Alfieri “Volli , sempre volli , fortissimamente volli) ed un infinito entusiasmo per la musica nella sua espressione corale, se non avesse un grandissimo spirito di sacrificio (quando facciamo prova due volte alla settimana è un continuo sgolarsi e sbracciarsi per una ora e tre quarti ,per farsi ascoltare e per insegnarci a cantare). La mia osservazione non vuole essere la classica saponata, ma solo un giudizio obiettivo: dare onore al merito. Grazie ad Antonio siamo un insieme di persone che stanno raggiungendo ottimi livelli nel canto Corale ma per raggiungere la perfezione c’è ancora tanta strada da percorrere; la perfezione è come un miraggio nel deserto quando credi di averla raggiunta si sposta di nuovo alla stessa distanza di prima, non c’è limite alla perfezione e allora dovremo, finchè potremo rimanere nel coro, impegnarci ed ascoltare il Maestro. Noi coristi siamo come la ciurma di una nave e su una nave un solo uomo è il comandante e guai se gli ordini venissero discussi invece che eseguiti immediatamente; quella nave non potrebbe navigare a lungo! Peccato che troppo spesso ottimi ed esperti marinai abbandonino la nave, è un peccato per il coro ma sopratutto è un peccato per loro!
Infine non posso non ricordare la melodiosa voce di Patrizia Calzolari (sembra di ascoltare un usignolo in una calma notte d’estate ) e il bel timbro della voce da basso Andrea Nobili.

Auguri a tutti per la prossima Pasqua

2 Risposte to “Concerto di Pasqua a S. Domenico”

  1. luca Says:

    se l’avessi saputo avrei partecipato con piacere…
    magari mandare 1 mail prima del converto…
    Luca

  2. Mario Dalmonte Says:

    Oggi 4 Ottobre, San Petronio ma anche San Francesco Patrono d’Italia, (poco festeggiato) mi viene in mente una filastrocca su San Francesco recitata in occasione di fioretti e opere di misericordia che recitava:
    C’ av bandessa san Franzesc C’al pinsir av vegna spess.
    che tradotto dall’etrusco significa: Vi benedica San Francesco che il pensier a voi venga spesso
    Buon S.Francesco e buon S.Petronio a tutti Mario Dalmonte

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