Concerto di Natale

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(di Enrico Fiore)

Grande festa musicale del coro Jacopo da Bologna nella grande chiesa di santa Caterina al Pilastro; grande festa prenatalizia, con la partecipazione di un pubblico numeroso attento,  appassionato, trascinato con grande entusiasmo dai canti proposti per l’occasione dal maestro Antonio Ammaccapane.

Che il successo fosse certo, lo si sapeva in anticipo: mai,  in nessuna delle precedenti audizioni, il coro a santa Caterina aveva fatto fiasco; anzi, si può dire,  abbiamo proceduto di successo in successo, ma questa volta l’atmosfera creatasi durante i canti è stata improntata a quel comandamento di Gesù ”amatevi l’un l’altro come io vi ho amato!”
Ecco la vera atmosfera natalizia, quella fondata sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sul piacere della compagnia degli altri, sulla gioia che dà la coralità dello stare insieme, del cantare e dell’ascoltare insieme, dell’agire insieme con la carità di spirito, senza la quale anche la massima fede in qualcosa, compreso il valore assoluto che è in Dio, sarebbe destinata all’insuccesso. Perché da quel comandamento dell’amore, se messo sempre in atto, non solo in occasioni particolari come quella vissuta da tutti noi sabato sera, ma sempre in ogni momento della vita di tutti i giorni ed in tutto il mondo,  si risolverebbe definitivamente ogni problema, azzerando gli “ spread “ di tutti i tipi e tanti altri drammi che caratterizzano la storia dell’umanità’ e che l’hanno caratterizzata, e che speriamo sempre meno la caratterizzino in futuro.

Col canto,  con la musica, la bella musica, l’anima si stacca da quegli ormeggi che la tengono come una barca legata al suo approdo, ascende verso luoghi lontani dal quotidiano, verso luoghi che ci fanno sentire compiuti e felici, ma di una felicita’ non consegnata a noi stessi, ma proprio, all’opposto, perché subito ceduta agli altri, felici non solo perché data a chi ci è più prossimo (sarebbe una felicità troppo limitata e ristretta), ma data a tutti gli altri coristi, ma non solo, ceduta ancora a tutti coloro presenti in chiesa, e poi ancora oltre, anche in quelli che non vediamo, che non conosciamo che sono fuori dalla chiesa, nel quartiere, nella città nel mondo; ”amatevi l’un l’altro”… forse vuole dire siate uniti, amatevi tutti, tanti miliardi quanti siete, in una unica volontà di bene globale universale.

Abbiamo festeggiato ieri sera la nascita del Creatore, che si è fatto uomo per condividere con noi i drammi della vita dell’uomo, le sue miserie, i suoi rancori, le sue divisioni, il dramma della malattia, della morte, la povertà, i disastri delle guerre e per tentare di persuaderci, al bene di cui è il vessillifero, si è fatto inchiodare al supplizio sulla croce!

Quanti è riuscito a persuadere della verità delle sue parole? Noi, con il nostro piccolo, ma anche grande coro, con la passione del maestro, davvero un sacro fuoco il suo, con il nostro impegno, più o meno consciamente abbiamo dato, con la musica degli insigni autori che abbiamo cantato, abbiamo dato una mano al bene, ce lo siamo distribuito tra noi e con il pubblico e più lo abbiamo donato agli altri più ci siamo sentiti sereni e felici e questa osmosi di sentimenti positivi ha avuto il suo apice con quel saluto bellissimo di noi tutti a braccia alzate, in un gesto che significa offerta di pace agli altri, che vuol dire saluto, che vuol dire farsi riconoscere da lontano che andiamo incontro come amici, ma anche, talora, come gesto di richiesta di aiuto,  di richiamo per una difficoltà improvvisa, ma sopratutto gesto che con noi non abbiamo armi atte a ferire o ad uccidere… un grande gesto simbolico  (Adamo dopo aver assaggiato del frutto proibito si nasconde, e a Dio che lo cerca : ”Dove sei Adamo? “ non esce certo a braccia alzate muovendole per richiamare la sua attenzione, ma vergognandosi, rimane nascosto).

Davvero ieri sera il Dio disceso in terra era tra noi, e quel sentimento di pace, di affetto e di amicizia ha ancora trionfato, quando nel salone del rinfresco tutti ci siamo tra noi abbracciati, più o meno consapevoli di essere stati partecipi, tutti, di un grande gesto d’amore, come mai era successo in simili precedenti occasioni; ringraziamo il maestro Antonio Ammaccapane al cui impegno è in gran parte dovuto quanto sopra accaduto, ed un grande ringraziamento vada a questa chiesa, al suo parroco,  al cappellano, al sagrestano sempre attivo e cortese e ai parrocchiani, per la loro calorosa accoglienza e per l ‘affetto e la stima che ci hanno da sempre riservato.

2 Risposte to “Concerto di Natale”

  1. Mario Dalmonte Says:

    Grazie Fiore per le belle parole con cui apri il discorso Sulla Natività, mentre io visto la data nella quale scrivo queste righe, è più logico che concluda con i Re magi e la “Santa Epifania.”
    E’ quest’ultimo un termine andato in disuso da tempo, utilizzato soltanto in chiesa durante le sacre frunzioni, mentre all’esterno dei luoghi di culto, sulle bocche del popolo si è trasformato in quello meno esaltante di “befana” assieme a tutti quei rferimenti di tono minore riguardanti una vecchia “bitorzoluta” che di notte vaga portando doni.
    Tuttavia l’antica leggenda che un tempo circolava (forse Medio Evo) è più prossima all’aspetto religioso di quanto si possa immaginare.
    Si narra che i “Magi” provenienti dall’antico Oriente, durante il loro viaggio che li avrebbe portati alla “Santa Grotta,” smarrirono la strada e nel tentativo di avere informazioni bussarono alla porta della prima casa che incontrarono.
    Qui aprì una donna che non riconoscendo i tre Sovrani non diede loro le informazioni richieste, invitandoli a rivolgersi altrove.
    Essi ripartirono trovando ciò che cercavano sulle labbra di chi li riconobbe.
    Successivamente quella donna comprese l’errore commesso poichè quei tre Regnanti cercavano veramente il Re dei Re di cui ella aveva sentito parlare! Essendo di buon cuore, presa dal rimorso e dal dolore, non sapendo come fare per riparare al torto, decise che tutti gli anni in quel preciso giorno avrebbe portato aiuto e cibo a tutti i bambini malati, bisognosi ed affamati.
    Ecco da dove trae origine la leggenda della nostra “Befana!” Evitiamo di maltrattarla, non lo merita affatto.

    Buon proseguimento d’anno a tutti Mario Dalmonte

  2. enrico fiore Says:

    Caro Mario
    il mito e la leggenda,tramite la transfigurazione poetica delle cose di questo mondo,che in tal modo diventano leggendarie,ne fanno di esse poesia pura ed in questo, noi, semplici mortali,ci trasformiamo,e trasformiamo il mondo, perchè quella scintilla poetica ( poesia deriva dal verbo greco antico “poieo” = fare ,creare) è il dono che ci ha fatto Dio ,e che ci rende simili a Lui,e che a Lui ci lega e che ci fa sperare,immaginare ,sognare,amare tesi verso quell’infinito,che è la nostra terra promessa ,quel giorno in cui ,dopo questa vita travagliata, contempleremo Dio nella sua eternita’ e nella sua infinita poesia.
    Ed il mito della S. Epifania che tu hai con tanta eleganza ricordato,riportandone particolari che io non conoscevo,che ben spiegano il perchè di questa figura che ha in se un duplice aspetto, uno negativo ,il suo essere una vecchia strega ed uno positivo, la sua bonta’ nel portare doni ai piccoli, sopratutto in condizioni disagiate ,ambientali e di salute, è espressione di questa bellissima fantasia creatrice, “Vis Poetica ” forza creatrice che è dono della grazia divina!e che tutti noi abbiamo basta andarla a cercare nel profondo delle nostre anime e li che aspetta,di essere spolverata e messa in funzione……….

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